Nove Artisti per Napoli milionaria

Mercoledì 21 luglio 2009 alle ore 18,30 nel Palazzo Ducale di Martina Franca si è stata inaugurata la mostra Nove artisti per “Napoli milionaria, promossa dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Puglia e dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici della Puglia, e realizzata con un finanziamento erogato dalla Regione Puglia- Assessorato al Mediterraneo, alla Cultura e al Turismo nell’ambito del PO FESR 2007/2013 Asse IV. 3.

Alla manifestazione hanno dato la propria collaborazione il Comune e il Centro artistico musicale Paolo Grassi di Martina Franca (TA), la Banca Popolare di Bari, A.N.G.E.L.O. Vintage di Lugo (Ravenna) e Villa San Martino di Martina Franca

La mostra, curata da Lia De Venere e Fabrizio Vona e organizzata in concomitanza con il Festival musicale della Valle d’Itria, prestigiosa manifestazione musicale nota in tutto il mondo e giunta alla 36° edizione, che nel cortile del Palazzo Ducale tiene gran parte delle rappresentazioni, ha riunito le opere di nove artisti italiani e stranieri – Ennio Bertrand, Bianco-Valente, Filippo Centenari, CONIGLIOVIOLA Group, Raffaele Fiorella, Raffaela Mariniello, Ottonella Mocellin-Nicola Pellegrini, Anila Rubiku, Tarshito – che hanno tratto spunto in maniera più o meno diretta dalla commedia che Eduardo De Filippo scrisse nel 1945, da cui alcuni anni dopo venne tratto un film. Nel 1977 Eduardo scrisse anche il libretto di un’opera lirica in tre atti dallo stesso titolo, musicata dal maestro Nino Rota, che fu rappresentata in quell’anno al Festival di Spoleto e che il 15 luglio di quest’anno apre il Festival della Valle d’Itria.

La mostra, allestita nelle sale del primo piano del palazzo, ornate da dipinti a tempera realizzati dal pittore martinese Domenico Carella nel 1776 e oggi restaurate, ha registrato un altissimo numero di visitatori, che hanno espresso giudizi entusiastici per la particolarità e la qualità dell’iniziativa.

Molto positivi sono stati i riscontri mediatici su carta e in Internet.

Mostra

La mostra Nove artisti per Napoli milionaria nasce dalla volontà di porre in proficua relazione l’arte contemporanea con il teatro musicale nell’intento di attivare nelle produzioni artistiche attuali nuove suggestioni e letture trasversali.

Nella mostra organizzata lo scorso anno figuravano opere nate dalla personale rilettura di sei artisti della favola mitologica evocata dall’Orfeo e Euridice di C.W. Gluck; l’esposizione odierna riunisce i lavori di nove autori italiani e stranieri, il cui obbiettivo non è certo la mera e puntuale illustrazione della trama della commedia Napoli milionaria (1945) di Eduardo De Filippo, da cui l’autore trasse alcuni anni dopo un film e nel 1977 un dramma lirico in tre atti dallo stesso titolo, con musiche di Nino Rota, rappresentata quell’anno al Festival di Spoleto e che il 15 luglio di quest’anno ha aperto il Festival della Valle d’Itria.

Le opere in mostra si ispirano in maniera più o meno diretta alle vicende che danno corpo alla commedia e al film e alla città in cui sono ambientate, avanzando letture inedite e poetiche riflessioni su alcune tematiche affrontate in quella che viene considerata una delle creazioni più incisive del drammaturgo napoletano. Pur essendo collocata in un preciso contesto temporale e in luogo particolare, essa pone l’accento su problematiche universali e senza tempo: la guerra e la distruzione fisica, le sofferenze individuali e la decadenza dei valori morali che ne sono le conseguenze, la lotta per la sopravvivenza, la necessità della solidarietà umana, la speranza in un futuro migliore.

Napoli milionaria
La trama della commedia

L’azione si svolge interamente a Napoli: il primo atto, durante il secondo anno di guerra, in una città stremata dalla fame e distrutta dai bombardamenti; i due successivi, dopo lo sbarco degli alleati.

Gennaro Jovine, uomo saggio e onesto, ma in famiglia ritenuto debole ed inetto, assiste, disapprovandoli ma senza la possibilità di impedirli, ai piccoli traffici di borsa nera organizzati dalla giovane moglie Amalia, convinta che il contrabbando costituisca l’unica possibilità di sopravvivenza materiale per la famiglia e anche una fonte di arricchimento.
L’uomo, pur malvolentieri, è convinto a fingersi morto quando la polizia irrompe nella loro abitazione per perquisirla, sperando che la presenza del defunto sul letto matrimoniale, al di sotto del quale è nascosta la merce, possa far desistere gli agenti dalla ricerca. Al suono dell’allarme che annuncia un bombardamento, Gennaro vorrebbe fuggire, ma continua a fingersi morto, temendo che il brigadiere Ciappa lo arresti, sino a quando il poliziotto, impietosito, gli garantisce che, se porrà fine alla finzione, non lo condurrà in carcere.
Catturato durante un rastrellamento dai tedeschi, Gennaro ritornerà a Napoli, dopo un lungo periodo di prigionia nei campi di concentramento di mezza Europa. Reso ancora più saggio dalla presa di coscienza della grande tragedia umana rappresentata dal secondo conflitto mondiale, l’uomo ritroverà la propria famiglia completamente cambiata, in condizioni di ostentata agiatezza, ma moralmente ormai priva di scrupoli. La moglie, incattivita dall’attività di contrabbando e insensibile ad ogni richiesta di solidarietà, è ormai sul punto di cedere alla corte serrata di Errico Settebellizze, suo socio in affari; il figlio Amedeo, divenuto un ladro, sta per essere arrestato con i propri complici; la figlia Maria Rosaria, abbandonata dal soldato americano di cui si era invaghita e da cui aspetta un figlio, è disperata; Rita, la figlia più piccola, da tempo ammalata, ha bisogno di cure.
Smarrito di fronte a questa inquietante realtà, ma consapevole della necessità di una rinascita delle coscienze che accompagni la ricostruzione materiale dell’Italia prostrata dalla guerra, Gennaro si rivolge alla moglie piangente, provata dalla grave malattia della piccola Rituccia (la cui salvezza dipende dalla generosità del ragioniere Spasiano, che senza nulla pretendere in cambio offre a donna Amalia, che pure aveva cinicamente approfittato in passato del suo stato di necessità, la medicina necessaria per la guarigione della bambina), rivolgendole la famosa battuta ”Ha da passa’ a’ nuttata”.

Ennio Bertrand

Non sono gli uomini ma gli oggetti a parlare nella messa in scena di Napoli milionaria, curata dall’artista, che fa ricorso a sofisticate tecnologie digitali. Così il piatto di maccheroni avanzati e le tazzine di caffè raccontano dei tempi dell’indigenza, mentre le mazzette di mille lire, i gioielli vistosi e la boccetta di profumo alludono all’epoca in cui i traffici illeciti di Amalia danno alla famiglia Jovine un certo benessere a costo di compromessi. Infine, la medicina che il vicino generosamente offre per la guarigione di Rituccia. Quando la mano si avvicina agli oggetti, questi pronunciano delle frasi, se la mano si allontana, le stesse frasi  sono pronunciate alla rovescia, risultando incomprensibili, come tornando sui propri passi ad evocare le speranze deluse di Eduardo nel secondo dopoguerra.

Ennio Bertrand è nato nel 1949 a Pinerolo (TO). Vive e lavora a Torino.

Bianco-Valente

Una penna scrive continuamente su una pagina bianca, parole si accavallano a parole sino a che la pagina diventa un groviglio di segni neri, completamente buia. Il video, prodotto appositamente per la mostra, trae spunto dall’osservazione che a Napoli, la città che ha formato i due artisti  e dove hanno scelto di vivere, si riproducono ancora oggi gli stessi modelli di relazione fra classi sociali descritti, a partire dal 700, in numerosi diari di viaggio, romanzi e saggi. La parole di Curzio Malaparte, Anna Maria Ortese, Erri De Luca,  Raffaele La Capria, Peppe Lanzetta, si sovrappongono per descrivere il particolarissimo equilibrio sociale che vige da sempre a Napoli  e che ne fa una delle città più caratterizzate al mondo.

Giovanna Bianco è nata nel 1962 a Latronico (PZ), Pino Valente è nato nel 1967 a Napoli, dove vivono e lavorano. www.bianco-valente.com

Filippo Centenari

Centenari lavora abitualmente contaminando con esiti di forte impatto spettacolare tecniche tradizionali e nuove tecnologie. Innesti vitali conclude idealmente il percorso espositivo e suggella il confronto con l’opera di Eduardo con un segno positivo. Da un cumulo di macerie, tra frammenti di specchi, scattano verso l’alto tubi di luce al neon a indicare che anche nella devastazione fisica e morale più profonda può brillare la luce della speranza. Speranza che aleggia nella battuta finale della commedia – “Ha da passà a’ nuttata!”– cui De Filippo deliberatamente rinunciò nel dramma lirico scritto  nel 1977.

Filippo Centenari è nato nel 1978  a Cremona, dove vive e lavora.

Brice Cornelio Coniglio

Un grande albero secco da cui pendono cappelli di tutte le fogge, maschili e femminili, civili e militari: è una incisiva citazione del  siparietto che nel film Napoli milionaria (1950) divide un periodo dall’altro e un’allusione ai diversi personaggi che abitano o frequentano l’abitazione della famiglia Jovine, alle relazioni che li legano, ai compromessi cui donna Amalia è stata costretta per “aiutarsi come hanno fatto tutti”. Ma è anche una metafora dello scorrere del tempo e del ripetersi di fatti drammatici al di fuori della stagione bellica, sottolineato dal protagonista della commedia in quel “La guerra non è finita”, che dà il titolo all’installazione.

Brice Cornelio Coniglio è nato nel  1977  a Torino, dove vive e lavora.

Raffaele Fiorella

Capita spesso di ritrovarsi ad aspettare qualcosa. Un’attesa in cui convivono la speranza e più spesso l’ illusione di un cambiamento che dia una svolta alla nostra vita. Un tempo sospeso in cui gesti quotidiani si alternano a sogni ad occhi aperti. L’attesa di un cambiamento, presente in “Napoli milionaria” – la guarigione di Rituccia, la figlia del protagonista – e che caratterizza  anche molti momenti dell’esistenza degli individui ha ispirato Raffaele Fiorella, che offre in undici video delle tranches de vie, che raccontano in sintesi le attese di famigliari e amici.

Raffaele Fiorella è nato nel 1979 a Barletta (BA), dove vive e lavora. www.raffaelefiorella.it

Raffaela Mariniello

Un toccante ritratto in bianco e nero della città di Napoli, dalla collina di Posillipo alle periferie industriali, dalla zona portuale ai  quartieri dormitorio, ci viene offerto dalla installazione con foto e video di Raffaela Mariniello. Poetiche e drammatiche al tempo stesso, notturne e a tratti metafisiche, ma soprattutto prive di qualsiasi concessione allo stereotipo attraverso cui la città è sempre stata raccontata,  le sue immagini parlano di luoghi in cui immobilità e cambiamento continuamente si mescolano, in cui passato e futuro trovano sintesi in un problematico presente, in cui “la guerra non è mai finita”.

Raffaela  Mariniello è nata nel 1961 a Napoli, dove vive e lavora.

Ottonella Mocellin-Nicola Pellegrini

A dare spunto all’opera è l’epistolario intercorso tra i nonni di Ottonella durante la seconda guerra mondiale. Il marito è deportato in Germania, la moglie è a casa con i figli. Ottonella legge le lettere del marito, Nicola quelle della moglie. In sottofondo reperti sonori dell’epoca: discorsi di Mussolini, Turati, Pio X, Hitler, canti di deportati, canzoni fasciste. Nel buio appaiono due immagini – un uomo che porta una culla in mezzo alle macerie e una donna che porta una bara in un paese distrutto dai bombardamenti – a sottolineare la dimensione personale/collettiva, storica/attuale dell’opera, il cui intento è mantenere viva la memoria di un conflitto che ha devastato il nostro passato e insieme riflettere sulla situazione attuale in cui le guerre, filtrate dall’immagine mediatica, non sono percepite nella loro drammatica quotidianità.

Ottonella Mocellin è nata nel 1966 a Milano; Nicola Pellegrini è nato nel 1962 a Milano, dove entrambi vivono e lavorano.

Anila Rubiku

Il tema della casa è il leit-motiv dell’installazione costituita da cubi di plexiglas in cui sono racchiuse casette di carta illuminate dall’interno.

Chiuse come piccole monadi e al tempo stesso trasparenti e legate l’una all’altra, ospitano sogni e speranze, illusioni e delusioni, desideri semplici e ambizioni sbagliate, come nel piccolo povero “basso” napoletano,  in cui si svolge tutta la drammatica vicenda di “Napoli milionaria”, dall’indigenza all’arricchimento illecito negli anni del secondo conflitto mondiale.

Anila Rubiku è nata nel 1970 a Durazzo (Albania). Vive e lavora a Milano.

Tarshito

Il vaso e l’offerta, 2009-10

Permeata di implicazioni di carattere spirituale  l’installazione di Tarshito  pone l’accento sul tema del dono, invitando a riflettere sull’importanza della solidarietà umana, sulla necessità dell’apertura del cuore nei confronti del prossimo, attraverso la metafora del vaso, grembo cavo che accoglie e insieme è in grado di restituire. Donare senza chiedere nulla in cambio e al tempo stesso, in fin dei conti per/donare, come fa il ragioniere Spasiano che ad Amalia – la quale in passato aveva approfittato senza scrupoli  delle sue difficoltà materiali – offre la preziosa medicina indispensabile per guarire la piccola Rituccia.

Tarshito (Nicola Strippoli) è nato nel 1952 a Corato (BA). Vive e lavora a Bari e Milano.